Come scegliere bene il portinnesto

Di , scritto il 08 Luglio 2022
portinnesto

La tecnica dell’innesto per la coltivazione della vite in passato non era particolarmente diffusa. Tutto è cambiato invece quando ha fatto la sua comparsa la fillossera, un parassita che ha interessato la viticoltura a livello mondiale e che ha provocato vari danni all’intero sistema produttivo. Stiamo parlando di fatti che accaddero alla fine dell’Ottocento, quando questo parassita produsse gravi danni a livello mondiale, distruggendo l’apparato radicale di molti vigneti. Per fortuna c’era un rimedio e questo consisteva nel praticare la tecnica dell’innesto, che da allora fino a questo momento viene ritenuta una delle più adeguate per la coltivazione dei vigneti.

Come progettare l’impianto di un vigneto

Le barbatelle prendono il nome dal termine barba, con il quale si indica l’insieme delle radici che si ottengono dal taglio di un tralcio di vigneto, per formare altri vitigni, come viene attentamente spiegato su vivaisommadossi.it. Quindi le barbatelle si ottengono dai vitigni autonomi, a partire dai quali si può progettare l’impianto di un vigneto.

Ma nel fare questa progettazione ci sono tanti fattori da tenere in considerazione. Uno di questi lo abbiamo già nominato: si tratta del portinnesto, di cui spiegheremo nel corso di questa guida quali sono i criteri di scelta.

Altri fattori per la progettazione di un vigneto da tenere in considerazione sono costituiti invece dal clima, dai vitigni e dalla densità dell’impianto. In base a tutte queste caratteristiche si può valutare bene quale tipo di uva coltivare e come deve essere strutturato il vigneto.

Ma naturalmente il portinnesto svolge un ruolo fondamentale, perché la sua funzione è anche quella di rendere più resistenti le viti.

Quali sono i criteri di scelta per il portinnesto

Anche nella scelta del portinnesto si devono tenere in considerazione alcuni fattori determinanti. Innanzitutto si devono considerare le caratteristiche fisiche e chimiche del suolo. Poi vanno prese in considerazione le affinità con la varietà coltivata e la tolleranza alla siccità.

Inoltre un buon viticoltore sa riconoscere anche il tipo di apparato radicale a cui collegare un portinnesto adeguato. Ci sono poi per esempio altri elementi che non si devono trascurare, come la presenza di calcare o le condizioni di elevata umidità del suolo.

È molto importante riuscire a capire come il portinnesto si comporta nell’assorbimento di alcuni elementi nutritivi e poi la sua tolleranza nei confronti di alcune malattie virali e per quanto riguarda i parassiti soprattutto la tolleranza alla fillossera.

Naturalmente tutti questi fattori possono essere molto variabili e possono dipendere molto anche dalle caratteristiche climatiche della zona in cui si va ad operare.

I fattori ambientali: il calcare e l’umidità

Nell’adattarsi al terreno per il portinnesto il problema maggiore è rappresentato dal calcare. Infatti un eccesso di questo elemento può portare la pianta della vite a soffrire di clorosi ferrica. Lo si vede benissimo quando la pianta manifesta l’ingiallimento delle foglie e uno sviluppo stentato.

Quindi anche in questo senso si deve scegliere bene il portinnesto, visto che questa caratteristica può essere determinante. Un altro fattore ambientale di cui si deve tenere conto è l’umidità, con il conseguente ristagno idrico. È sconsigliato impiantare il vigneto in terreni umidi e non drenati. Da considerare, infine, la siccità. Nei terreni che soffrono molto di siccità i portinnesti ideali sono quelli che hanno un apparato radicale profondo ed espanso, che presentano dei vasi legnosi e delle foglie ricche di acido abscissico. Allo stesso tempo le foglie dovrebbero essere più povere di acido indolacetico e di chitochinine. Per quanto riguarda la vigoria del portinnesto, in genere si deve considerare questo fattore come capace di influenzare soprattutto la produzione più o meno abbondante, anche se la qualità migliore di solito viene fornita dai portinnesti di medio vigore.


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