Le more: un frutto ‘povero’ da riscoprire

Di , scritto il 29 Giugno 2010

Un tempo raccogliere le more era uno dei piaceri di una vacanza in campagna, a costo di macchiarsi gli abiti senza rimedio. Poi si mangiavano in purezza oppure condite come le fragole. Oggi le more sono in vendita quasi solo presso i fruttivendoli di lusso ed è un vero peccato che se ne sia persa la tradizione.

Strettamente parlando, esistono due tipi di more: la mora di gelso (qui a sinistra, in termini scientifici, morus nigra) e la mora selvatica o mora di macchia (rubus fruticosus, qui sotto), che è il frutto del rovo o pruno selvatico.

Hanno proprietà analoghe, ma la prima si distingue per l’alto contenuto di tannino e fibre, oltre alle vitamine A e C. Curiosamente, è astringente se consumata acerba, mentre diventa lassativa quando è ben matura. Inoltre ha un potere rinfrescante e depurativo, è ottima per contrastare anemia ed emorragie.

La mora selvatica, invece, che contiene vitamina C, K, acido folico e una buona quantità di manganese, è astringente sempre, a meno che non sia mangiata a digiuno. Ottima anche contro le emorragie e come alimento depurativo.

Due ricette del nostro archivio in cui potete utilizzare le more: la torta ai frutti di bosco e la bavarese light di Simone Rugiati.


2 commenti su “Le more: un frutto ‘povero’ da riscoprire”
  1. […] che rischiano di sparire perché poco richieste dal mercato, è il caso di nespole, melagrane, more, giuggiole, corbezzole, corniole, pere volpine, mele rosa, […]

  2. […] bosco costano tantissimo. Però sono soldi ben spesi, perché fragoline, lamponi, ribes, mirtilli e more contengono nutrienti preziosissimi per la nostra salute. Alla mala parata, oppure se preparate […]


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