Il Pinot nero, dall’Oltrepò all’Alto Adige

Di , scritto il 05 Maggio 2010

Il pinot nero è di certo il più celebrato vitigno di origine francese, da cui i cugini d’Oltralpe da secoli producono il loro grande champagne. In Italia il pinot nero ha due grandi territori d’elezione, l’Oltrepò pavese e l’Alto Adige, ma ottime uve vengono coltivate anche in Toscana (particolarmente nelle DOC di Cortona e Sant’Antimo) e in svariate altre parti del Paese.

Se è vero che il pinot nero è un vitigno che si presta molto bene a concorrere a uvaggi di pregio, la sua grande affermazione la trova nella vinificazione in bianco dello spumante dell’Oltrepò e nella vinificazione in rosso altoatesina.

L’Oltrepò pavese è un cuneo di terra che si inserisce tra le provincie piemontesi ed emiliane di Alessandria e Piacenza, una zona molto ricca dal punto di vista storico e vitivinicolo, in cui il vitigno di origine francese è stato introdotto nel corso del secolo XIX, trovando la sua grande affermazione con la vinificazione in bianco dello spumante secondo il metodo classico importato dalla Champagne. Attualmente la DOC Oltrepò ha 2800 ettari di pinot nero, destinati a spumante e a vinificazione in rosso, ed è diventata la terza zona di produzione del pinot in Europa dopo Borgogna e Champagne. Tale è stato il successo del vitigno in queste zone che, recentemente, sono state create due denominazioni autonome dell’Oltrepò: la DOCG Oltrepò Pavese Metodo Classico per lo spumante e la DOC Oltrepò Pavese Pinot Nero per il vino rosso. Lo spumante rosé, altra specialità della zona, ha assunto il nome speciale di “Cruasé” e nel 2010 verranno commerciate le prime bottiglie insieme a quelle della nuova DOCG.

Anche in Alto Adige il pinot nero viene utilizzato per lo spumante, ma sulle pendici delle Alpi la vinificazione in rosso ha trovato una delle sue massime espressioni e si colloca ai vertici della produzione europea. Nella versione altoatesina ha colore rubino con sfumature arancioni se invecchiato; odore etereo, gradevole, caratteristico; sapore asciutto, morbido o pieno, con retrogusto amarognolo. Con un periodo di invecchiamento di almeno due anni, a decorrere dal primo gennaio dell’anno successivo alla vendemmia, può essere qualificato come riserva.

In Toscana, invece, il pinot nero è per lo più usato in diversi uvaggi, ma nelle DOC di Cortona e Sant’Antimo (Montalcino) viene imbottigliato con questa denominazione. Nella versione di Cortona ha colore che varia da rubino a rubino granato, mentre nella versione di Sant’Antimo ha colore rubino poco intenso. Il Pinot nero della Toscana non è molto tannico, perciò può essere servito anche più fresco, a 14° C.


2 commenti su “Il Pinot nero, dall’Oltrepò all’Alto Adige”
  1. […] soddisfazioni al palato con i suoi prodotti locali, tra cui spiccano il salame di Varzi e una gran varietà di ottimi vini bianchi, rossi o rosati. Pertanto, le cure termali possono essere affiancate da degustazioni di prodotti tipici locali, […]

  2. […] “si designano vari tipi vitigni differenti, tutti discendenti per mutazione genetica dal pinot nero, uno dei più nobili vitigni a bacca rossa del mondo. Il pinot grigio è uno dei vini più amati […]


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