Storia del Corbarino, il pomodoro rosso a forma di lampadina

Di , scritto il 27 Luglio 2021
Corbarino

La Campania può essere a buon diritto definita come la storica e naturale patria del pomodoro. Questo per via del suo clima mediterraneo capace di infondere la vita in ogni frutto della terra. Questo ortaggio cresce qui rigoglioso in molte sue gustose declinazioni. Arrivata in Europa nel Cinquecento, la pianta del pomodoro inizialmente utilizzata con finalità ornamentale si è poi diffusa dalla Spagna in tutto il bacino del Mediterraneo. Il clima adatto alla sua coltivazione è stato subito chiaro come fosse quello dell’Italia, soprattutto in Sicilia all’inizio e poi in Campania che ne sarebbe diventata ben presto patria adottiva. Le zone ‘calde’? Sicuramente la fascia tra le città di Napoli e Salerno. Oggi si stima che sia l’Italia il maggiore produttore di pomodoro in Europa, seconda nel mondo solo agli Stati Uniti d’America.

Tra le molte coltivazioni di pomodoro tipiche della Campania ci sono anche varietà di nicchia, meno conosciute ma davvero speciali e apprezzate, come ad esempio il pomodoro di Corbara detto anche Corbarino e caratterizzato da una iconica forma a lampadina. La sua storia affonda le radici indietro nel tempo: alcuni sostengono che sia discendente del pomodoro San Marzano, mentre c’è chi invece ritiene che ne sia casomai il padre. Ad ogni modo, sarà corretto affermare come questo prodotto sia una riconosciuta eccellenza e un prodotto di nicchia dal sapore inconfondibile: viene coltivato solo ed esclusivamente alle pendici dei Monti Lattari su terreni di tipo vulcanico.

Caratteristiche del pomodoro di Corbara e come viene coltivato

Il pomodoro Corbarino viene ancora coltivato in maniera naturale, sui fianchi delle colline del paese che scendono dolcemente. Sono terreni estremamente freschi dal momento che lo strato di lapillo funge da drenante e come riserva idrica: il suo ruolo è cruciale nella regolazione del flusso d’acqua. La coltivazione del Corbarino avviene in terreni soffici e molto profondi, costituiti per la maggior parte di materiali di origine vulcanica riferibili all’area di Somma Vesuvio. Questi ultimi rappresentano un substrato che è davvero ideale per quanto riguarda lo sviluppo della vegetazione.

Questo ortaggio ha una particolare sapidità e un gusto acre che lo rendono perfetto da consumare sia nelle insalate miste estive che all’interno di sughi sfiziosi. Vengono legati in grappoli tenuti insieme da una cordicella così da mantenerli appesi in una zona asciutta e ombreggiata in modo tale da poterli conservare per alcuni mesi fino a farli diventare un concentrato gourmet di profumi e sapori. Mantengono il sapore dello iodio, il che gli consente di accompagnare sia salse che zuppe di pesce.

Il clima è particolarmente favorevole, le caratteristiche della zona risentono dell’influenza benefica del mare che contribuisce a ridurre gli sbalzi termici. La montagna invece va ad assicurare dal canto suo degli inverni molto piovosi. La colonnina di mercurio raramente scende sotto lo zero e in ogni caso non ci rimane a lungo, inoltre anche fenomeni che potrebbero essere impattanti come la grandine sono rari. In estate le precipitazioni scarseggiano, ad ogni modo sarà corretto affermare come l’umidità dell’aria resti alta.


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